Simon, tra privato e The Mentalist – intervista

Simon Baker

Data: 01/09/2010 
by: Nathalie Chuc

 

Perché è stata scelta una Citroën DS 21 come veicolo per Mentalist: possiamo vederci un tributo a Colombo e alla sua Peugeot?

Volete che vi dica “Sì!” In realtà non è stato voluto tanto per “strizzare l’occhio” a Colombo che ho chiesto questa vettura, ma perché sembra quasi che molti serial tv oggigiorno siano un pretesto per vendere determinate marche… Tuttavia ho voluto che il mio personaggio non fosse qualcuno che possiede il veicolo all’ultimo grido. L’ho preso in contro-piede. E il fatto è che sono sempre stato un grande ammiratore di marche francesi.

Hai dovuto aspettare fino ai 40 anni per il successo globale con Mentalist…

(si schermisce) Non lo penso… È solo che è successo… più tardi. Ho avuto vari livelli di successo in diverse parti del mondo, in particolare attraverso la serie The Guardian o Il diavolo veste Prada. Quando ero un giovane attore di 22 anni, essere in grado di pagare l’affitto e le mie fatture con questo lavoro è stato già un grande successo.

Okay, ma con The Mentalist, le cose sono certamente diverse…

Sì, sì, va bene, ora sono in un “grande gioco”.

E sei desiderato da milioni di donne per via di The Mentalist, che ne pensa tua moglie?

Sono sposato con Rebecca da 20 anni: è l’unica persona al mondo che sa chi sono veramente. Lei conosce la mia anima, e ha il mio cuore. (punta il dito al suo petto). E lei ha fiducia in me. Lei sa bene che tutto il resto è solo finzione e apparenza.

Due dei vostri figli hanno acquisito la doppia cittadinanza, australiana e americana: anche tu pensi di farlo?

Forse un giorno… Pensate che la Francia potrebbe darmi un passaporto ugualmetnte, lo sogno – lo chiederò a Carla (Bruni, ndr) (ride)! Ho un sacco di passaporti in realtà. Ho la libertà di andare in tutti i paesi e di vivere diversi luoghi al mondo.

Puoi inoltre scegliere personalmente i tuoi costumi di Patrick Jane, quando ancora sono disegnati sul piedistallo…

Ho voluto catturare l’eleganza europea. Il fatto che voi europei sapete portare i vestiti in ogni momento senza alcuna nota stonata. Non credo che il popolo americano capisca veramente questa “arte del vivere”, ma è ciò che volevo per il personaggio. Di conseguenza, lui ha una sorta di “uniforme” immediatamente riconoscibile quando si accende il televisore. C’è anche un pò di Charlie Chaplin in “Le vagabond”, nel suo costume composto di tre pezzi, e la sua toccante leggerezza.

Si è parlato di molte analogie tra The Mentalist e Lie to me, cosa ne pensi?

Io non guardo quella serie…

E va bene… l’attore Tim Roth, il protagonista nella serie, sa individuare la menzogna negli altri, e ha dichiarato di aver imparato alcuni “trucchi” per forzare la mano. E tu?

Qualcosina anch’io, ma sono troppo occupato per imparare il mio testo…

Simon BakerAncora…!

Bene bene, ho imparato a prendere in giro le persone innocenti, ma già lo sapevo fare. Io sono un attore e so per natura come manipolare! Il Mentalista è un attore e viceversa io non mi descriverei mai come “Mentalista”. Ma come Patrick Jane, devo ammettere che sono capace di mettere in atto delle connessioni con le persone che si sentono abbastanza a loro agio e che forniscono così indizi su di loro, mi dicono loro storie.

Qual è il principale punto in comune tra te e Patrick Jane?

(Senza esitazione) Il senso dell’umorismo!

Hai tempo di guardare altre serie TV?
No, non ne ho il tempo. Tranne quando ho potuto guardare l’intera stagione 1 di Gossip Girl con mia figlia. Serie come quella mi evocano un ricordo dell’infanzia, proprio come quando io seguivo Columbo, Kojak, Happy Days…

Ho visto che sei molto concentrato sulle riprese, quasi assorto…

Durante le riprese, non mi sento di apparire sempre sorridente perché voglio dare il massimo, essere creativo. Lo stile di Patrick Jane deve essere rinnovato continuamente, ho bisogno di inventare cose nuove. Quando poi  durante la trasmissione dell’episodio vedo che funziona, tanto meglio. In caso contrario, dovrò impegnarmi ancora di più. Essere costantemente creativo è molto faticoso.

Hai dichiarato di non credere assolutamente nel sesto senso,  eppure ti fai leggere i Tarocchi in tutto il mondo, da Parigi a Tokyo!

(lui sorride) Sì, lo so, è da narcisista, lo faccio solo perché amo sentir parlare di me… Ed è molto divertente, perché non riesco a capire che cosa mi dicono di solito, tanto il loro inglese è  approssimativo.

Nessuno ha previsto che saresti diventato il “nuovo Patrick Dempsey”?
No! (risate)

fonte: [link]

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About NaNà

Operatrice multimediale e blogger, con la passione per l’arte e il pallino per le nuove tecnologie. Cofondatrice dell'ANMC - Associazione Nazionale Manager Culturali - per il riconoscimento della figura professionale dell'economista della cultura.

2 responses to “Simon, tra privato e The Mentalist – intervista”

  1. Elena says :

    Ciao Carissima!!!
    Scusami davevro tanto, sono mortificata per l’errore commesso. Sai avevo modificato la pagina in quanto c’erano deli link da togliere ma non mi sono accorta che avevo salvato quella sbagliata…isnomma ho fatto un casino! 😛
    meno male che te ne sei accorta, ho già modificato comunque! 😉
    Grazie per la segnalazione di Pirati, sei sempre super gentilissima! ^_^
    Comunque io tutto bene e spero che anche per te sia lo stesso!! passate delle buone vacanze?
    Scusami ancora
    e buona giornata!
    Un bacione grande
    Ele

    • NaNà says :

      Figurati carissima^^ lo capisco bene, può capitare quando si smanetta come noi coi codici html… non ti preoccupare davvero, no problem, anzi grazie a te per l’ennesima modifica al mio linketto ballerino, eh eh! 😉

      le mie vacanze brevi ma belle, spero che anche tu ti sia divertita!
      un bacio grande ❤

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