Simon come Patrick Jane – intervista

ATTENZIONE: Questa intervista contiene SPOILER (anticipazioni), sulla seconda stagione di The Mentalist inedita in Italia.

Emmanuel Itier: In questo momento ti senti più in te stesso o nel tuo personaggio?

Simon Baker: Uh, un po’ in entrambi. [Ride] Cos’altro?

EI: Prima di tutto, congratulazioni per la tua nomina Emmy.

SB: Oh, grazie.

EI: Quando hai capito il salto fatto col nuovo show televisivo e quindi l’enorme successo? È stato durante l’episodio 2 o 3 che ti sei detto, “Okay, funziona”?

SB: Pensavo che avesse già un ottimo potenziale quando stavamo girando l’episodio pilota, e poi, quando ho visto il montaggio proprio del pilota, mi son detto: “Sì, mi pare buono. Penso che funzioni.” Ma si tratta del mio parere. E non sta a me dire o meno che sia un successo. Sta al pubblico.

EI: Credo che non abbiamo visto da nessun’ altra parte un personaggio del genere, cosa sicuramente positiva per lo show e per te. Ti capita di rivederti sullo schermo?

SB: Guardo lo show, talvolta, sì. Mi diverte sicuramente. Mi chiedo, “La performance è perfetta?” Certo, adatta. Mi auguro di essermi calato bene in ogni personaggio che ho interpretato. Alcuni personaggi sono più divertenti da interpretare di altri. Non potrei interpretare un personaggio del genere in altri lavori.

EI: Credi nei poteri psichici? Sei mai andato da un sensitivo?

SB: Non ci credo. Non vado da persone del genere. Chiunque dichiari di avere un sesto senso è un illuso o un disonesto.

EI: Ti vedresti a usare uno qualsiasi di quei trucchi su persone reali?

SB: Oh, certo.

EI: Fammi un esempio.

SB: Lo faccio tutto il tempo.

EI: Fammi un piccolo esempio.

SB: No.

EI: Oh, suvvia… Come quando fai shopping…

SB: [Ride] come quando faccio acquisti?

EI: Già, non sto chiedendo niente di impegnativo. Sto solo dicendo, se da quando interpreti questo ruolo…

SB: Non a certi livelli; intendo, credo che le persone siano sensibili a certi comportamenti, e penso che talvolta le persone alzino barriere in pubblico, e che, una volta oltrepassata tale barriera, si possa disarmare la gente in molti modi e riuscire ad ottenere di più da una tale persona in diversi modi. Così si apriranno verso di te molto più che se tu stesso ti riveli a loro. E’ talmente elementare…

EI: Gli attori sono dei mentalisti, in qualche modo?

SB: Oh sì, lo sono. E’ come se stessi interpretando un attore in questo show. Ci sono diversi aspetti del Mentalismo che sono molto simili a quello che faccio in quanto attore. Si tratta di osservare e di instaurare una connessione istantanea con le persone. Spesso capita magari che devi sederti, e incontri qualcuno che ti dice, “Ciao, mi diverto con tua moglie.” Ed io, “Oh, bene.” Istantaneamente dobbiamo girare una scena e raggiungere un certo livello di intimità, quindi dobbiamo esprimere quell’ intimità con una battuta — proprio come fa un mentalista.

EI: C’è qualcosa di nuovo nello show quest’anno?

SB: Mi piacciono le diverse strade che si possono intraprendere col personaggio. In alcuni episodi, lui si spinge più verso questa strada mentre in altri ne preferisce un’altra, perciò non posso sapere ancora quanti nuovi lati del suo carattere porteremo a galla. Certamente possiamo accentuare alcuni aspetti del personaggio che sono sempre stati evidenti, se capite cosa intendo. C’è un po’ più di incoscenza nel personaggio in questa seconda stagione. Credo che sia evidente per la frustazione costante che porta con sé per non aver ancora compiuto la sua vendetta.

EI: C’è qualche comportamento in particolare del personaggio che non può rimanere tale o che non ti piace e che può riflettersi nella vita reale, come la tendenza ad analizzare le persone?

SB: Come analizzatore di persone, un analista è un attore migliore di me, non sono molto pigro, ma ci sono certamente molti aspetti del carattere di Jane che provengono dalla mia personalità. Ho una buona dose di allegria. Ecco come lavoro da attore. Non sono un attore metodico. Prendo alcuni elementi della mia personalità e li accentuo adattandoli ai diversi personaggi — un po’ come un tavolo di mixaggio: toni un po’ più bassi per questo personaggio, o un po’ più amplificati… Patrick è melodico.

EI: Non è questo un modo di fare più australiano che non americano?

SB: Earnest, una mancanza di ironia. [Ride] Sì, è ironico. Il mio personaggio è pieno di ironia. Lui è una sorta di contraddizione accettata di per sé.

EI: La tua famiglia ha notato qualche differenza da quando interpreti questo personaggio?

SB: No.

EI: Ero a Toronto con Viggo Mortensen e suo figlio, che ha 19 anni. Diceva, “papà, smettila con le str*nzate. Rinuncia al tuo accento russo, o che altro; sei a casa adesso. ” Ti sei trovato in una situazione simile con le ragazze?

SB: No.

EI: Quindi puoi andare a casa ed essere semplicemente Simon?

SB: Beh, credo che Viggo sia molto metodico. Lavoro fuori diverse ore. Comunque mi piace ancora com’è la mia vita. Quella di Simon Baker è una bella vita. Preferisco vivere quella vita quando sono a casa, e vivere/interpretare Patrick Jane a lavoro.

EI: Patrick Jane sarà in carcere in questa stagione. Come accade?

SB: Si sta facendo interessante…

EI: Puoi dirci qualcosa sulla sua esperienza in carcere?

SB: No [ride] non voglio rovinarvi la sorpresa. Lavoriamo sodo sul set perciò tutto sarà svelato quando la guarderete.

EI: Ti rivedi in questo personaggio per altri sette anni, periodo che coincide probabilmente con la fine del tuo contratto, giusto?

SB: Sì, potenzialmente.

EI: Non ti importerebbe?

SB: A questo punto, no, ma dopo quest’anno, quando avremo completato questa stagione, ne avrò ancora per altre quattro stagioni sul contratto.

EI: Ho letto da qualche parte che hai dichiarato che questa è probabilmente la migliore esperienza da te mai fatta in TV.

SB: È una grande esperienza.

EI: Perché? puoi spiegarti meglio?

SB: Adoro interpretare questo personaggio. Mi diverte molto. Per cominciare, mi piace già semplicememente interpretarlo. Amo questo personaggio. Adoro le persone con cui lavoro. Bruno Heller è molto generoso, creativo ed ha una grande fiducia in me e nel mio lavoro — è fantastico lavorare a questi livelli. Lui mi fa sentire competente e che posso rischiare calandomi in aspetti del lavoro difficili, e ha sempre una gran fiducia in quello che sono in grado di fare.

EI: Come si lavora con Robin Tunney?

SB: Robin Tunney è una persona fantastica, solida, affidabile — come spuntata della terra — è grandioso lavorarci. Passo la maggior parte del mio tempo con lei, e abbiamo una meravigliosa intesa sullo schermo.

EI: Qual’è la sfida più grande?

SB: I capelli. Vi lascio con questo. E non i miei. La sfida più grande sono i capelli, ma non i miei.

fonte: [link]

Traduzione dall’inglese originale by NaNà; riproduzione/ridistribuzione vietata senza il permesso scritto della webmiss.

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About NaNà

Operatrice multimediale e blogger, con la passione per l’arte e il pallino per le nuove tecnologie. Cofondatrice dell'ANMC - Associazione Nazionale Manager Culturali - per il riconoscimento della figura professionale dell'economista della cultura.

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